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FREDDIE WOLF ( Princess )

Freddie Wolf,  cantante dei Princess, gruppo rock italiano che nel 2018 ha pubblicato il loro primo album omonimo con la partecipazione straordinaria dei  Goblin e di Tony Tartarini, ( per la prima volta in assoluto ) dove  hanno suonato e cantato in alcuni brani del disco,  l’artista ci racconta come è nata la sua passione per la musica e l’amore per i Goblin …. 

Il Digipak dei PrincesS (con i Goblin ospiti d’onore) potete trovarlo qui:

https://princessworld.bigcartel.com/product/princess-princess-2018

L’album è inoltre disponibile su tutti i principali Digital Stores (iTunes, Amazon, GooglePlay, Deezer) e streaming su Spotify.

 

TG :  Quando  è nata la passione per la  musica e quali erano i tuoi gruppi preferiti ?

 

FW : La passione per la musica è stata innata per me, essendo mia madre cantante e corista dei Pandemonium, oltreché turnista per la RCA ed avendomi cresciuto a pane e musica, essendo lei tra l’altro molto aperta (spaziando dal jazz al blues, con un debole per l’hard & heavy e metal in seguito), mi ha trasmesso questa cosa tipo “imprinting”, cantandomi varie cose già nella culla per farmi addormentare o semplicemente mettendo dischi di ogni tipo a buon volume come “Jesus Christ Superstar”, “Rocky Horror Picture Show”, “Phantom of the Paradise”, “Made in Japan” dei Deep Purple ed AC/DC su tutti! Quando però conobbi Michael Jackson prima ed i Queen poco dopo, la mia vita è cambiate per sempre.

 

TG : Quali strumenti hai iniziato a suonare ?

 

FW : Io nasco batterista in realtà ed a dieci anni iniziai anche a studiarla in una scuola di musica, dividendo la mia passione con quella per il tennis. Dopo un paio d’anni ed un insegnante non proprio idoneo al farti amare lo strumento, abbandonai lo studio ma continuando ad esercitarmi a casa. Mia madre decise così di comprarmi una Flying usata (che era una batteria sotto marca un po’ “arrabattata”), ma per me perfetta per smettere di percuotere tutte le sedie di casa e per la felicità dei vicini (ovviamente in senso ironico)!

 

TG :  Hai sempre avuto l’aspirazione di cantare ?

 

FW : Ero prima voce nel coro della scuola elementare e non c’era Natale o ricorrenza che passasse senza che io ne facessi parte, per lo meno a partire dal 1988 (a soli 8 anni). Ricordo persino un paio di brani per i quali scelsero me come cantante principale del coro (“Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan e “The Little Drummer Boy” di Katherine Davis – che sembrava scritta proprio per me). Non era però la mia scelta principale, avendo già scelto la batteria come strumento del futuro. Dopo questa apparente rottura nel ’92 però, stringendo una salda amicizia con un vecchio compagno di scuola (anche lui con il sogno di divenire batterista a mia insaputa!) si ritrovò proprio lui a propormi nel ‘93 di iniziare un progetto musicale insieme. Ormai conscio che anche lui suonava lo stesso mio strumento, non potei che chiedergli che band potessero metter su due batteristi. Ma lui, come fosse una cosa ovvia e scontata, non fece che rispondermi “ma tu non sei il batterista, tu sarai cantante!”. Fu profetico…

 

Freddie Wolf

 

 

TG :  Parlaci dei tuoi primi gruppi in cui hai suonato e che tipo di musica facevate ?

 

FW : Nel mentre iniziavo con il mio amico batterista a dare corpo a quel progetto di cui sopra (da me ribattezzato Princess l’anno dopo, cioè nel ’94) continuai in un qualche modo a cercare una band che mi permettesse di suonare la batteria ugualmente. E così, assieme ad altri due compagni, riuscì in questo intento, suonando al concerto di fine anno delle medie con un trio di piano, chitarra e batteria (io per l’appunto). Il genere restava abbastanza ancorato al rock ’n roll dei 50’s (Elvis, Jerry Lee Lewis, Little Richard…) ed al blues in generis. Nel ’95 diventai il cantante di una band che eseguiva solo cover varie, sempre sul genere, ma spaziando anche nel rock anni ’60 e ’70 (Eagles, Queen, Beatles, Jimi Hendrix…) e feci così i miei primi concerti nel ruolo di cantante a quindici anni, girando per le parrocchie! Una gavetta di tipo cattolico, un po’ Harlem style 

 

TG :  Quando hai registrato il tuo primo demo ?

 

FW : Dopo faticosi anni spesi nel cercare i giusti componenti per iniziare il travagliato progetto Princess (finalmente partito nel ’98), nel 1999 arrivò la possibilità concreta di registrare la nostra prima demo (chiamata “The Crown” e con quattro brani inediti dal sapore Judas Priest anni ’70 e Black Sabbath degli esordi). In realtà, appena un mese dopo, registrai anche la demo dei Black Beast – un altro gruppo di musica originale, ma decisamente Maiden metal oriented, con i quali avevo preso impegni già da un anno e con i quali feci diversi concerti nel Lazio (Roma e paesi limitrofi).

 

TG :  Raccontaci come nasce un album e parlaci  del  doppio album Utopia e Distopia .

 

FW : Un album fondamentalmente nasce da un mix di poche cose ma necessarie; tanto buon materiale valido da scegliere, musicisti giusti per completarlo ed arrangiarlo, e i soldi per finanziare l’operazione (che sono tutt’altro che pochi). Nel 2014, dopo esser uscito dai NEW BabyLON (l’ultima band nella quale son stato, di stampo hard rock) e sedici anni passati a dedicarmi alle varie band e progetti musicali in cui ho militato (miei ed altrui) ed abbastanza soddisfatto del lavoro svolto (demo, E.P. singles, albums, live, tour, videos, promotional photo sessions e persino un libro ed un calendario pubblicato a mio nome) decisi che era arrivato il momento di dare corpo a quel (tanto) materiale composto nel corso degli anni (per un eventuale progetto solista, per altri artisti o semplicemente rimasto nel cassetto perché inadatto per il progetto in cui militavo in quel momento). Tirando le somme, mi ritrovai con abbastanza brani da produrre non uno, ma ben due album solisti! Uno pop rock – più melodico, vario nelle influenze e “romantico” (spaziando dal blues al reggae – ma senza tralasciare un rock prorompente) e l’altro decisamente opposto, cioè incentrato sul classic metal, con sfumature più estreme o symphonic. Una volta contattati i tanti musicisti (pescando tra i migliori ed i più idonei, con i quali mi son trovato a lavorare in tutti questi anni), trovai finalmente il modo di incastrare tutto e di registrarlo (e produrlo) a dovere. Un lavoro davvero titanico ma per me indimenticabile. Alla fine decisi di produrlo come doppio CD, essendo così perfettamente equilibrato nei suoi opposti – una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hide musicale (come si evince dalla cover).

Freddie Wolf

 

 

TG :  I  ricordi più belli dei  concerti  da spettatore e da artista ?

 

FW : Difficile riassumere in poche parole le troppe esperienze da entertainer on stage ed on the floor da spettatore. Posso dirti che in veste di quest’ultimo, il primo concerto che ricordo fu quello del primo tour di Elio e le Storie Tese; avevo circa dieci anni ed è rimasta una band che adoro. Emozioni immense con gli Iron Maiden (visti sette volte, la prima a diciotto anni). Potenza indescrivibile con i Testament (visti due volte). Grandi sensazioni con Pino Daniele ed Elisa. Spettacolarmente colpito da Carl Palmer (era accompagnato da due ragazzini musicisti incredibilmente bravi). Diciamo che non mi son fatto grossi problemi nelle scelte, spaziando a tutto tondo – da Lady GaGa agli Slayer o dagli eventi jazz ad Alexia (ballavano solo ragazzine ed io). Ogni tanto prendevo la macchina ed andavo a vedere qualcosa di nuovo; un evento rap hip hop, un dj set techno o hardcore, eventi jazz fusion, festival metal… E vabbè, mi sembra inutile dirlo, ma immense emozioni per i Goblin (dove son volato fino in Grecia pur di vederli live) ma anche per Claudio Simonetti & Co. (che son sempre un ottimo spettacolo e che ho ormai visto in parecchie occasioni, a partire dal 2005 con i Daemonia).

Freddie Wolf

Riguardo ciò che potrei raccontarti invece delle mie esperienze on stage, riassumo così: tanto pogo, gente finita all’ospedale dopo la nostra performance, caduto addosso al mio ex bassista mentre lo prendevo in braccio, spie cadute sui pazzi scatenati in prima fila, scendere dal palco per buttarsi su un pubblico a dir poco incendiato (e che alle volte canta persino i tuoi pezzi a memoria), e quel sapore di soddisfazione che ti da il sold-out (non facile da ottenere) quando l’hai ottenuto con il nome della band in cui militi. Oltre a diverse aperture concerti a band di punta del panorama glam rock europeo (e non poca ansia per tenergli testa). Qualcosa sul web si trova, ma son solo spezzoni che non rendono il peggio vissuto (che nel mondo rock diventa al contrario “il meglio”). Priceless.

 

TG :  Sei un grande fan ed appassionato dei Goblin , quando li hai conosciuti ?

 

FW : Era il 1990 ed ero ancora alle scuole elementari, conoscevo solo Claudio Simonetti di nome in quanto aveva lavorato anni prima con i Pandemonium, relativamente a degli arrangiamenti di alcune tunes che stavano ultimando. Un mio compagno di classe, patito di horror come me ed iscritto al mio riservato club di “orrorofili” (si, avevo persino fondato un club con tanto di “documenti” personalizzati, chiamato “Horror Fantasy Club”, per la felicità delle suore che mi diedero il tormento per terminarlo a tutti i costi), mi passò tra le varie cose che ci scambiavamo (comics, film in VHS e musicassette di vario tipo) una cassetta copiata, dicendomi “questo dovrebbe piacerti molto”. Sopra c’era scritto “Simonetti Horror Project” e dietro i titoli delle tracks. Da quel momento è stato amore fin da subito  (conservo ancora quella musicassetta insieme adaltre originali dei vari gruppi). Quando poi  parlando con il mio batterista dell’epoca , venne fuori Dario Argento come argomento, mi disse che “Profondo Rosso” era stupendo e dovevo vederlo assolutamente, ma che la musica risultava non essere di Simonetti come gli avevo detto, ma di una band chiamata Goblin… Comprai la VHS poco dopo per godermi il film e scoprire che le musiche erano effettivamente di questa band tutta da scoprire e non del solo Claudio Simonetti, come credevo io, visti i diversi remixes del brano “Profondo Rosso” a suo nome. Da li in poi, oltre ai Queen e Michael Jackson,  si sono affiancati i Goblin. Trovai a fortuna la loro “Greatest Hits” in cassetta (gelosamente collezionata) e non ho più smesso. Come si usa dire in U.S., “I’m damn addicted to them!”. Ironia della sorte, incontro nuovamente questo mio ex compagno di classe circa una dozzina d’anni dopo (erano i primi del 2000) e se ne esce dicendomi che era amico di una ragazza e che, andandola a trovare a casa, scopre che il padre era Fabio Pignatelli. “Ti ho pensato subito! Ed ho anche il numero, segnatelo dovesse servirti…”. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo per tutti quegli anni. L’ho fatto solo quando, dopo averlo finalmente conosciuto di persona al live del Planet tenutosi a Roma con i Goblin Rebirth nel 2016, è nata un’amicizia davvero unica. Ora andiamo tranquillamente a cena assieme come fossimo vecchi amici, ma se me lo avessero detto anche solo due anni fa, non ci avrei creduto mai…

 

Freddie Wolf

 

TG :  Quali sono gli album che ti hanno fatto innamorare dei Goblin ?

 

FW :  Averli conosciuti con  quel ” Greatest Hits “,  mi ha aiutato ad entrare meglio nello spirito della band,  ascoltare composizioni così diverse tra loro, mi ha permesso di amarli maggiormente e di entrare in totale sintonia con il loro approccio musicale e cambiamenti stilistici, magari non facili da digerire se li si conosce principalmente per le classiche horror soundtracks. Inquietarsi terribilmente con un brano come “Suspiria”, per poi innamorarsi di spensieratezza con “Amo Non Amo” o piuttosto agitarsi con “…..E Suono Rock”, neanche stessi ascoltando i Maiden, per poi divertirsi e ridere sulle note di una “Disco China”, mi diede quella sensazione di completezza che ho sempre ricercato, nessun limite, ma un modo tutto tuo per fare tutto  Da li in poi, ogni incontro con i miei musicisti che non fosse incentrato sulle nostre composizioni, era sempre a base Goblin. Qualcuno mi ha odiato seriamente nel tempo. Qualcun altro ha odiato direttamente loro (per colpa mia). 

Freddie Wolf

 

TG : Collezioni anche i loro dischi ?

 

FW: Ho iniziato a quindici anni ed era la metà degli anni  90, non era facilissimo trovarli, ma molte cose erano comunque ordinabili nei vari negozi di musica, anche se per assurdo il mio primo ordine fu ad un noleggiatore di vhs dal quale comprai gli lp di  “Profondo Rosso”, “Suspiria” e “Tenebre”., avevo trovato anche un album degli Easy GoingFear ” ma non lo presi perché non li conoscevo ancora bene Se i Queen e i Maiden non mi avessero convinto a spendere così tanti soldi per loro, probabilmente avrei già avuto una stimabile collezione in quegli anni. Comunque mi sono rifatto nel tempo, comprando tanto con molta pazienza e potendo vantare oggi una collezione non da poco (sempre escludendo Fabio Capuzzo, Ian Zapczynski, Dave Blessington, qualche altro folle sparso nel mondo ed ovviamente Roberto Attanasio , che è ormai mentore e Virgilio ufficiale della band – un mito, oltre che un ottimo amico ed una persona davvero stupenda. Per concludere il discorso sul mio collezionismo per loro, posso dire che essere riuscito a trovare “Cherry Five” originale e persino una copia personale di Massimo Morante, non ha davvero prezzo. Qualche pezzo interessante, dopo così tanti anni, posso vantarlo anche io, ma la strada è ancora lunga per avere tutto ciò che vorrei…

 

Freddie Wolf

 

TG :  Com’è il tuo rapporto con ogni singolo membro dei Goblin ?

 

FW : Domanda interessante… per assurdo la persona che ho conosciuto per prima, è Claudio Simonetti, è anche rimasta quella con la quale ho il rapporto meno stretto. Sempre cordiale e disponibile, però non sono mai riuscito a superare le apparenze, scambiandoci qualche battuta, qualche sorriso, anche piacevoli conversazioni al telefono o di persona, ma restando un rapporto per lo più basato sulla mia enorme stima per il suo innegabile talento, ma mai nulla di più confidenziale. Me ne dispiace a dire il vero, ma magari un giorno troverò il modo di godermelo un po’ di più, anche come persona intendo. Al contrario il rapporto più forte e stabile, quasi familiare, è nato proprio con Fabio Pignatelli  e con la fantastica Michela (sua moglie, che chiamo affettuosamente “zia”). Con lui il rapporto è un misto di amicizia, spontaneità, confronto (su tematiche di ogni tipo) e mi ci son trovato bene anche in ambito lavorativo (come musicista e grafico). Un perfezionista che può alle volte mandarti fuori di testa, ma che alla fine premia tutto con estrema sincerità e determinazione. Impossibile non affezionarcisi. Con Agostino Marangolo il rapporto è curioso; lui non ha sicuramente un carattere sempre facile ed io so essere un discreto rompiscatole, quindi alterniamo momenti seri a siparietti comici durante i quali lui mi punzecchia ed io replico con ironia! Sostanzialmente una bella persona anche lui. Con Maurizio Guarini è tutto molto più serio, nel senso che il rapporto è sempre amichevole, ma il suo portamento e carattere un po’ più “english man”, ti porta a parlarci piacevolmente ed a confrontartici su vari aspetti musicali e tecnici (è un grande anche nel settore informatico), ma sempre tenendo un atteggiamento più sobrio e misurato. Con Massimo Morante è esattamente l’opposto; da quando ci siam conosciuti è stato come essere amici di vecchia data… battute, risate, scemenze, confessioni, riflessioni, ragionamenti, confronti. Una notte che ho passato da lui tempo fa, mi ha dato esattamente le sensazioni che avevo quando da ragazzo si stava insieme tra musicisti, fantasticando e godendosi il tempo insieme, come se non finisse mai. Come se la musica ci rendesse eterni e distanti da tutti. Una sensazione che non provavo da troppo tempo e non posso che ringraziarlo per avermene regalata una così intensa, che spero si replichi presto. Conosco anche Walter Martino da quando ero un ragazzino perché amico di mia madre; cordialissimo e di tutto rispetto, ma non ho mai approfondito su una amicizia personale. Per il resto solo un botta e risposta veloce via mail con Carlo Pennisi ed una piacevole cena in compagnia di Derek Wilson al compleanno di Fabio di qualche anno fa, ma nulla di più,  Tony Tartarini; un vero gentleman – signorile, educato e di gran classe – oltre che un ottimo cantante dal timbro seducente – che però sa anche essere alla mano ed inserirsi meravigliosamente in contesti meno diplomatici, tirando fuori una vena giovanile accomodante e godibilissima. Concludo con Carlo Bordini, che non ho ancora avuto modo di conoscere più approfonditamente, ma ci tengo a precisare che una persona come lui si incontra veramente difficilmente; in perfetto equilibrio con se stesso, emana energie stupende, umile nell’inverosimile, mite e disponibile, nonché amichevole da subito, potrebbe insegnare a molta gente del nostro mondo come apparire grandioso con umiltà, piuttosto che smaniare per dimostrare solo un profondo nulla (non solo artistico ma anche umano). Stupendo. 

 

 

TG : Hai voluto i Goblin nel tuo ultimo album Princess, puoi raccontarci come è nata questa collaborazione  ?

 

FW : L’idea risale a quando ancora non sapevo neanche se fossi riuscito a produrre un vero e proprio album, ma ero orientato su un 45 giri dal sapore vintage, con Fabio Pignatelli ospite su un lato e Claudio Simonetti sull’ altro. Quando poi mi son reso conto che avevamo un disco intero per le mani, ripensai la cosa cercando di coinvolgere tutti (o più membri possibili). Con Claudio la cosa naufragò nel tempo per i suoi continui impegni (tour estenuanti ed un album di prossima uscita), mentre con Fabio prese piede e consistenza da subito. Fece il suo featuring su “Till The End of Time” in breve tempo e la cosa mi incoraggiò a chiamare anche gli altri. Riguardo il fare featuring ricevetti quasi subito tutte risposte negative, non trovandosi sui brani che avevo pensato per ognuno di loro, quando invece proposi di lavorare tutti insieme per un brano inedito dei  Goblin, da inserire nel nostro album, la cosa iniziò a prendere forma anche se con le sue difficoltà. Iniziai a lavorarci sopra con Fabio e, proprio quando sembrava che la cosa fosse tutt’altro che raggiungibile, trovammo un accordo e dei tempi prestabiliti per concludere il brano. Quando sentì per la prima volta il drumming di Ago e le chitarre rockeggianti di Max, oltre ai suoni e le idee di Maurizio – il tutto condito dal possente e deciso basso di Fabio – su un brano che sarebbe stato “nostro” oltre che loro (essendoci una mia voce narrativa dentro) e pronto per essere pubblicato sul debut album dei Princess, stentai a crederci… “God Save the Goblin” era ora una realtà e non più un sogno in un cassetto di folli progetti! Ebbi una sensazione addosso che non saprei descrivere facilmente, ma che posso riassumere con l’incredulità e lo stordimento. Mai avrei sperato tanto. Nel frattempo Martino e Pennisi declinarono l’invito per mancanza di tempo materiale, mentre Tony Tartarini  mi chiese solo se avevo un brano più arioso di quello prog rock inviatogli per primo, eccessivamente frenetico ed anche maggiormente strumentale. Così ci accordammo per “Reborn” e quando lo seguì in fase di registrazione, restai letteralmente di stucco nel vedere con quanta facilità riusciva a dare il meglio di se senza apparente sforzo, ottenendo il meglio con un paio di takes (una cosa incredibile – d’altri tempi) e godendomi il resto del tempo guadagnato, facendomi raccontare i momenti salienti della sua storia artistica. Cosa dire? Solo pochi anni prima non avrei neanche immaginato di poter ottenere tanto per noi Princess e per me personalmente. Me lo ricorderò fino alla morte.

Freddie Wolf

 

TG :  Come sono i rapporti con gli altri fan dei Goblin ? 

 

FW : Se escludo te, rimane qualche rarissima email con Dave Blessington (incentrata tra l’altro solo su informazioni varie, relative ad alcune edizioni introvabili dei Goblin). Per il resto ho comunicato un paio di volte, sempre tramite email, con Capuzzo e Zapczynski; due persone davvero cordiali e piacevoli. Ma di media non posso dire di avere dei rapporti con i fans di nessuna band o artista. E’ sempre stato così (eccetto qualche rarissima eccezione). Non che io lo voglia ovviamente, ma sicuramente influisce il mio modo tutto personale ed introspettivo di vivere le mie passioni in mezzo agli altri, restando volutamente un po’ in ombra. Ovvio che se trovo cordialità e simpatia tutto cambia in un baleno (alla fine il matto sono io ahaha)!

 

 

TG  :   Progetti Futuri ?

 

FW : Nel mentre stiamo lavorando al prossimo album (che è previsto per la fine del 2019, se non ci sono imprevisti), in teoria ci sarebbe anche un video clip in programma di prossima realizzazione (ma è ancora una cosa da progettare concretamente – al momento aleggia solo l’idea portante e l’eventuale team da coinvolgere). Tutto il resto è al momento una sorpresa anche per noi. Ovviamente sono ancora impegnato nella promozione di questo primo omonimo, che son davvero felice di vederlo vendere bene anche in formato Digipak (nonostante il feticcio sembra stia morendo – vinili di gruppi famosi esclusi) e che il video clip del singolo di lancio (“El Dia Antes del Mañana”) raccoglie consensi un po’ ovunque, oltre alle recensioni finora uscite a dir poco compiaciute. Posso solo che sottolineare i miei/nostri ringraziamenti a tutti coloro che ci supportano sempre e comunque, invogliandoci a fare sempre meglio ed a non mollare mai. Grazie a Te per l’ospitalità sulle tue pagine di Terra Di Goblin ed un grazie di cuore a tutti i nostri friends & followers – Princess’em all “Till the end of time”!

Freddie Wolf